Sovranità Individuale Applicata e Diritto all’Istituzione di Un Tribunale Popolare della Common law

imagesPremesso che la Sovranità Individuale va ben oltre qualsiasi norma corporativa emessa dalla Repubblica d’Italia S.p.A., siamo a fornire qualche consiglio utile a coloro che si identificano ancora, per volere o ignoranza, nella figura giuridica di Cittadino.

Nel caso malaugurato che si venga costretti a presenziare davanti a un presunto giudice da parte delle forze dell’ordine, o comunque ci si trovi davanti a l’emissione di una sentenza per reati penali che riguardano la violazione di normative corporative ma che le azioni originarie non hanno causato alcun danno a persone o cose, e quindi non hanno violato le Leggi Naturali, consigliamo di agire come di seguito indicato.

Sottolineato che le corti togate derivano da una vera e propria truffa ai danni degli individui, ma anche ai danni dei cosiddetti cittadini ignari, ed essendo consapevoli che la gente comune ha perso la capacità di considerarsi sovrana e si lascia abbindolare, intimidire e gestire da persone auto-referenziate, chiamate giudici, ma che sono in realtà arbitri di controversie amministrative, provenienti da una casta che si autoproclama all’interno di quella loggia massonica chiamata università, ricordiamo, a quanti non ne fossero a conoscenza, che l’articolo 383 del c.p.p. dell’azienda Italia, al primo comma, prevede che gli individui privati hanno la facoltà di procedere all’arresto in flagranza nei casi di arresto obbligatorio previsti dall’articolo 380 del c.p.p. e purché si tratti di delitti perseguibili d’ufficio. È bene sapere che, secondo l’art. 382 Codice di Procedura Penale, è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato.

Uno di casi citati nell’art. 380 del c.p.p. per i quali è previsto l’arresto obbligatorio è il delitto di riduzione in schiavitù, condizione che si verifica proprio all’atto della costrizione attuata da un presunto giudice togato che, arbitrariamente, ordina la presentazione di un soggetto davanti a lui.

L’art. 383 del Codice di Procedura Penale stabilisce che “ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza”, con l’obbligo consequenziale di “senza ritardo consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia”. Inoltre, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 89 del 1970, ha precisato che il privato, quando agisce in presenza dei presupposti previsti dalla norma che gli consente l’arresto in flagranza, acquisisce la veste di organo di polizia, sia pure in via straordinaria e temporanea, e di conseguenza viene a godere, nell’esercizio delle funzioni pubbliche assunte, della stessa speciale posizione giuridica conferita ai soggetti che esercitano poteri di polizia giudiziaria.

Infine consigliamo, all’atto della lettura di una sentenza in nome del Popolo Italiano, da parte di un giudice, d’interromperlo e di chiedere l’esibizione dell’originale delega scritta che dimostri tale conferimento d’incarico da parte del Popolo Italiano. Se il giudice non è in grado, cosa molto probabile, perché inesistente, vi è l’aggravante del reato di truffa, false dichiarazioni, ecc.

Pertanto, oltre a dichiarare il giudice in arresto in flagranza di reato, è possibile chiedere l’immediato intervento delle forze dell’ordine presenti in aula che, rifiutandosi di adempiere al loro dovere d’ufficio, oltre a commettere il reato di omissione d’atti d’ufficio, con l’aggravante data dal fatto che rivestono una carica pubblica, si renderebbero automaticamente, altresì, complici del reato di schiavitù e di tutta una serie di altri reati e aggravanti sopra citati.

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