Sotto la giurisdizione dell’Ammiragliato britannico

ius
Demetrio Priolo (20 agosto 2016) “tratto da”: http://demetriopriolo.altervista.org/

“Il diritto è l’arte di quanto è giusto ed equo” (Celso)

Le cronache storiche narrano che l’Ammiragliato britannico è
stata l’autorità del Regno Unito responsabile del comando della
royal navy. Originariamente costituita da una sola persona, il lord
grand’ammiraglio (lord high admiral), dal XVIII secolo divenne una
commissione di tre alti ufficiali, alla cui testa era posto il primo
lord dell’Ammiragliato, affiancato da un viceammiraglio e da
un contrammiraglio. Il grado di admiral of England, o lord admiral e
successivamente lord high admiral fu creato intorno al 1400. Nel
1546 re Enrico VIII istituì il Council of the Marine, che
successivamente divenne The Navy Board, come organismo
supervisore della royal navy. La responsabilità del controllo delle
operazioni navali rimaneva però al primo lord, che era una delle
nove massime cariche dello stato. Nel ‘600, Carlo I d’Inghilterra
mise il primo lord nella The Navy Board, e tale organismo
venne trasformato nella Board of Admiralty. Il primo lord
dell’Ammiragliato rimase nella commissione e ne uscì varie volte
fino al ‘700, da quando vi si stabilì in modo permanentemente. I
membri del Board of Admiralty erano conosciuti come lord
commissari dell’Ammiragliato (lords commissioners of Admiralty);
i suoi componenti erano scelti, quasi pariteticamente, fra signori
militari (ammiragli) e lord politici. Il presidente della Commissione
era detto “primo signore dell’Ammiragliato” e faceva parte del
Gabinetto del Governo britannico. Dal 1806, il primo lord
dell’Ammiragliato fu sempre un civile mentre il capo della Royal
Navy fu chiamato (e lo è ancora oggi) “primo lord del mare” (first
sea lord).
Nel suddetto contesto, ebbe luogo e si sviluppò l’egemonia
marittima britannica, dal controllo degli oceani alla supremazia
nel commercio marittimo mondiale. Un passo decisivo fu la
fondazione, agli inizi del 1600, della Virginia Company of London,
una società privata di natura commerciale, autorizzata per mezzo
di un trust da Giacomo I in persona a realizzare degli insediamenti
sulle coste del Nord America, al pari di altre compagnie inglesi e
non. In seguito, venne fondata un’altra importante compagnia
inglese, la Plymouth Company. Le due compagnie, chiamate
“Virginia Company of London” (o London Company) e “Virginia
Company of Plymouth” (o Plymouth Company) operarono con la
stessa autorizzazione ma in differenti territori. Venne creata poi
un’area di sovrapposizione fra le due concessioni. Nell’area di
sovrapposizione non era consentita la realizzazione di colonie che
fossero distanti fra loro meno di 160 chilometri. La Plymouth
Company non sfruttò mai l’autorizzazione, ed i suoi territori, che
successivamente divennero New England, vennero rivendicati dalla
Francia. Le compagnie si diedero un consiglio locale ma rimasero
sotto il controllo del re d’Inghilterra attraverso il Council of Virginia.
Fino al 1964 fu anche un dipartimento del Governo britannico,
quando le sue funzioni furono accorpate con il War Office e l’Air
Ministry nel Ministry of Defiance.
Dopo il concilio, la Virginia Company cambia nome in UNITED
STATES of America Private Company (con UNITED STATES scritto
interamente a caratteri maiuscoli). Avete capito bene: gli Stati Uniti
d’America nascono come ente di diritto privato. Il carattere
interamente maiuscolo è tipico delle persone giuridiche, mentre
per indicare una persona fisica si utilizzano i caratteri minuscoli.
La curiosa circostanza per la quale pure i nomi sui documenti
personali dei cittadini sono scritti a caratteri tutti maiuscoli è
indicativa oltre ogni dubbio della capitis demunitio maxima subita
dagli stessi ad opera della matrix. Alla detta nuova grande
company, re Giacomo I affidò l’amministrazione delle future
colonie americane, riservando per la Corona il 50% delle risorse
auree ed argentee che vi venivano estratte, delle quali aveva il
monopolio, oltre che tutti i dazi, le imposte e le tasse sulle attività
commerciali delle colonie. La Corona, in qualità di principale
azionista delle colonie, ne sceglieva l’amministratore, cui veniva
dato il titolo di “governatore”. La situazione non è affatto mutata,
in quanto oggi il governatore di nomina monarchica della Virginia
corrisponde al presidente della private company dal nome
Government of The United States. Per chi volesse cimentarsi in
una ricerca, suggerisco www.manta.com, database che permette
di risalire a tutte le private companies attualmente attive negli USA
e nel mondo. Se ci si collega al sito e si inserisce nel motore di
ricerca interno la dicitura Government of The United States
(avendo cura di indicare la città di Washington), si avrà presto
conferma di quanto detto. Aprendo la scheda relativa, leggeremo:
“Government of The United States, we are a privately held company
in Washington DC”.
Così, negli USA, tutti gli enti pubblici e per primo il governo sono
trusts della Corona britannica. Ciò, in concreto, è stato possibile
grazie all’invenzione della persona giuridica, introdotta negli Stati
uniti nel XIX secolo, divenuta strumento per consentire alle
corporations di sostituirsi alle istituzioni. In termini di
giurisdizione, allora, se la Virginia Company è sempre rimasta
sotto il controllo della Corona inglese, è rimasta sotto la sua
giurisdizione, cioè sotto la giurisdizione dell’Ammiragliato, una
giurisdizione di common law, che storicamente è divenuta
giurisdizione del diritto commerciale internazionale e non solo: le
Corti Supreme internazionali sono tutti tribunali di common law.
Detto in termini poveri: sin dalla genesi degli Stati Uniti, la vita dei
cittadini americani è nelle mani di un cartello di società per
azioni… Ciò non significa che gli Stati americani non esistono,
poiché, al di là delle carte, contano il nomos della terra e il senso
dello Stato: detta società sono null’altro che un abito dal punto di
vista prettamente giuridico, un abito che costringe gli individui
nelle logiche di mercato e non tiene conto dei diritti umani.
A partire dall’epoca delle grandi potenze marinare europee, si è
iniziato a raccogliere le varie leggi di diritto marittimo commerciale
in vigore per creare un corpus unico, valido per tutti gli Stati e i
paesi che lo avessero adottato; una sorta di ius privatum
internazionale moderno, “contrapposto” allo ius publicum
europeaum. In tutto e per tutto, un codice di diritto internazionale
commerciale. Le prime tracce storico-giuridiche di questo
percorso le vediamo nei Ruoli d’Oleron o nelle Tavole amalftane
(queste ultime in particolare hanno rappresentato un codex
uniforme di diritto marittimo per tutto il mar mediterraneo). I
mercanti veneziani hanno dato un notevole contributo alla
redazione dei primi stralci del Code. Orbene, a far data dalla fine
del XIX secolo, tutto questo diritto è iniziato a confluire in un
progetto di codice commerciale uniforme, valido per gli UNITED
STATES.
Nacque così, intorno al 1950, lo UCC (Uniform Commercial Code,
tradotto: Codice Uniformato del Commercio), una raccolta di leggi
generali in materia di transazioni commerciali, atte a promuovere e
favorire il commercio internazionale e le relazioni economiche tra
gli Stati. Poiché il governo italiano e altri governi di quasi 200
paesi del mondo sono stati via via iscritti alla SEC di Washington a
partire dal 1933, essi, in quanto companies, sono regolati e devono
sottostare al diritto commerciale statunitense, ovvero allo UCC.
Pertanto, lo UCC è oggi ufficiosamente conosciuto come la Bibbia
del commercio ed è utilizzato in tutto il mondo, a volte sotto
mentite spoglie. Tendenzialmente, non viene insegnato nelle
Università del Diritto, ma è largamente usato nelle questioni di alta
finanza nonché negli ambienti delle corporazioni governative. Di
conseguenza, la maggior parte dei giuristi, dei magistrati e degli
avvocati ne ha una conoscenza limitata, soprattutto in riferimento
al suo fondamentale ruolo occulto. L’UCC si propone come un
registro dei regolamenti e detta de facto le linee guida entro le
quali il commercio internazionale dovrebbe essere attuato. Infatti,
considerato tutto quanto sin qui dedotto ed esposto, l’intero
sistema commerciale internazionale fa perno sulle leggi UCC, e le
banche non fanno eccezione. Contestazioni, debiti, accuse in
generale, a prescindere che si tratti di debiti, di ordini di un giudice
o di qualunque altra richiesta, sotto la superficie, sono sempre
guidati dalle regole del commercio, in quanto, come abbiamo
visto, gli Stati-governi sono risultati essere società private di
natura commerciale.
Facendo il punto della situazione, non possiamo che osservare
increduli come lo ius publicum europeaum si sia rivelato una
montatura; o, se preferite, un diritto di guerra. Quelle amministrate
dalla Virginia erano terre sottratte agli aborigeni in barba ai diritti
umani e al nomos della terra. Della serie: quella era casa loro e le
carte stanno a zero. Il consenso dei popoli europei a permettere
un simile massacro è stato ottenuto con vendita della favola del
nuovo mondo, condita dalle illazioni della chiesa su cotali presunti
pagani e/o selvaggi che dir si voglia. La verità è che il cosiddetto
nuovo mondo era già abitato da esseri umani che avevano
raggiunto uno stato evolutivo superiore, in quanto vivevano in
perfetta armonia con la natura; pertanto, si tratta di un mondo
antico, altro che nuovo mondo e illecite assimilazioni allo stato di
natura dei filosofi. Sotto altro aspetto, anche lo ius privatum
internazionale moderno, il cui corpus normativo è confluito nello
UCC, si rivela essere, in ultima analisi, un diritto commerciale in
senso stretto, ossia dedicato unicamente alle persone giuridiche.
Allora, assunto che tutto il mondo è commercio, se ne conclude
che in tale mondo non vi è tutela civile alcuna per i singoli
individui, anche quando essi indossano le vesti di persone fisiche
(e non già artatamente giuridiche).

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